Analisi dei mercati del 28.09.2020

INDICI DI MERCATO

COMMENTO ULTIMA SETTIMANA

Settimana caratterizzata da debolezza diffusa sia sui mercati azionari che obbligazionari a spread, mentre su quelli governativi abbiamo assistito ad un restringimento dello spread dell’Italia in un contesto di generalizzato calo dei rendimenti. Sul fronte valutario il dollaro si è comportato da valuta risk-off rafforzandosi contro euro. Il movimento del dollaro ha, poi, determinato un calo dell’oro e delle materie prime in generale.

Le cause della debolezza sono da imputarsi, inizialmente, a notizie pesanti sul settore bancario e poi dal tema di fondo che pesa sui mercati ultimamente, ovvero lo stallo della politica fiscale americana e le dichiarazioni degli esponenti della Fed (Powell in primis) che hanno più volte sottolineato come sia proprio la politica fiscale a dover agire ora più di quella monetaria.

Partendo dal primo punto, ovvero la debolezza del settore bancario di inizio settimana, sembra che questa sia stata innescata dai timori su HSBC, la più grossa banca europea (il cui prezzo di borsa ha toccato i minimi dal 1996) per due motivi: dal China Global Times risulta che la Cina la voglia includere nella cosiddetta “unreliable entity list” che ha l’obiettivo di punire le aziende/organizzazioni/privati che rappresentano un rischio per la sicurezza nazionale, in questo modo la strategia di espansione in Cina, sulla quale HSCB ha basato la propria strategia, verrebbe messa in discussione; inoltre, in un’inchiesta giornalistica dell’International Consortium of Investigative Journalists (noto in passato per la diffusione dei Panama Papers), figura fra le banche che hanno tratto profitto da attività criminali e di riciclaggio di denaro di evidente sospetta provenienza con entità ritenute pericolose tra il 1999 al 2017. Le banche stesse avevano segnalato come sospette le transazioni (per oltre 2.000 miliardi di dollari) ma evidentemente i controlli non hanno poi funzionato. Fra le 90 istituzioni finanziarie coinvolte figurano anche DB, JPM, Standard Chartered, Bank of New York Mellon, Barclays, State Street Corporation e Commerzbank; fra le banche italiane qualche transazione sospetta sembra passata da Unicredit, Intesa e Ubi ma circa la metà del totale sembra transitata dalla piccola BCC Pianfei e Rocca de Baldi (di Cuneo). Ricordiamo che, ad esempio, DB aveva già dovuto pagare una sanzione pari a 258 milioni di dollari agli Stati Uniti per avere violato le sanzioni contro l’Iran; ora sembra che nonostante ciò la banca abbia continuato a movimentare denaro legato all’Iran.

Circa lo stallo della politica fiscale americana l’attenzione dal tema (sul quale non sono giunte neanche questa settimana buone notizie) è stata deviata dalle tensioni fra Repubblicani e Democratici per la scelta del giudice che dovrà sostituire Ruth Bader Ginsburg alla Corte Suprema Americana: alla fine, disattendendo le ultime volontà della giudice (che aveva chiesto di essere sostituita dopo il risultato delle elezioni presidenziali), Trump ha nominato Amy Coney Barret alla Corte Suprema: si tratta della più giovane di sempre ed è considerata ultra-conservatrice. Trump ha voluto sostituirla immediatamente in modo da avere maggiori possibilità di vittoria in caso di contestazione del voto.

Durante la settimana c’è stata la testimonianza di Powell alla Commissione Servizi Finanziari del Congresso: se da un lato è stata confermata, nuovamente, la disponibilità della Fed a fare tutto il possibile per favorire la ripresa, dall’altro è stata ribadita la necessità che anche il Congresso faccia di più per sostenere le imprese più colpite e i disoccupati.

Per quanto riguarda la forza del biglietto verde, oltre alla sua natura di risk-off currency, la giustificazione può anche essere cercata nelle dichiarazioni di un membro della Fed (Kaplan) che ritiene che un dollaro forte sia preferibile in quanto garantisce sottoscrizioni dell’ingente, e in crescita, debito americano: infatti, in caso di debolezza, il rischio sarebbe quello di una salita dei tassi legata alla richiesta di un maggiore rendimento da parte degli investitori a fronte di un maggiore rischio percepito derivante dalla debolezza della valuta. Inoltre, a favorire la debolezza dell’euro è intervenuto il capoeconomista della BCE Lane che ha ribadito, ancora una volta, che un euro troppo forte impedisce il raggiungimento dell’obiettivo di inflazione.

Per quanto riguarda lo scenario macro-economico, dalla pubblicazione dei dati PMI in settimana è emerso un quadro misto: in area euro, mentre il comparto manifatturiero continua a fornire segnali positivi (aiutato dalla ripresa della domanda estera) quello dei servizi cala sotto la soglia del 50 (e deludendo le aspettative degli analisti); in aggregato il PMI manifatturiero preliminare di settembre segna un 53.7 (massimo di 25 mesi, vs 51.7 di agosto), grazie soprattutto al contributo della Germania, mentre quello relativo ai servizi scende a 47.6 (minimo di quattro mesi, da 50.5 precedente e attese per 50.6), probabilmente a causa della ripresa dei contagi; il dato composite, quindi, ne risente e passa a 50.1 (da 51.9). Negli Stati Uniti la situazione è, invece, sostanzialmente stabile con il dato composite a 54.4 (da 54.6) e sia la componente manifatturiera (53.5 da 53.1) che quella servizi (54.6 da 55) sono in linea con le aspettative degli analisti.

In Germania è stato pubblicato l’IFO che passa da 92.5 di agosto a 93.4 di settembre (leggermente meno delle stime, 93.8).

Sul fronte vaccini Johnson&Johnson annuncia che è pronta per la fase 3 i cui risultati potrebbero arrivare entro la fine dell’anno o l’inizio del prossimo. Nel 2021 potrebbero esserne prodotte un miliardo di dosi la cui somministrazione richiede una singola iniezione a differenza delle due richieste da quelli rivali di Moderna, Pfizer e AstraZeneca. Con questo i vaccini per Covid19 in fase 3 sono arrivati a nove (oltre alle società citate abbiamo Novovax, CureVac, GSK/Sanofi, Arcturus e Merck).

Sulla disponibilità di un vaccino a breve si gioca anche la campagna elettorale: infatti Trump ha dichiarato che con un ordine presidenziale potrebbe andare contro alla disposizione della FDA (Food and Drug Administration) che invita ad attendere risultati certi dei test anche oltre la data di novembre.  

In Italia l’esito del referendum e delle elezioni sembrerebbe avere allontanato i timori sulla tenuta del governo (forse fino a fine legislatura, ovvero al 2023) e gli effetti li abbiamo visti sullo spread (intorno ai 140 bps) e, quindi, sui rendimenti dei BTP: il trentennale, ad esempio, ha toccato i minimi storici in termini di rendimento a scadenza (1.77%).

Ci sono altri due elementi che possiamo considerare positivi per il movimento dei titoli di stato italiani: 1) asta TLTRO3 (i prestiti al tasso agevolato di -1% che la BCE eroga periodicamente alle banche che ne fanno richiesta): nell’operazione di giugno la partecipazione era stata consistente (circa 1.300 miliardi di euro) ora invece sono stati assegnati 174.5 miliardi a 388 banche (parte alta delle attese degli analisti) segno che il sistema bancario ha, al momento, abbondante liquidità e che le tensioni finanziarie si sono attenuate. L’effetto positivo sui BTP deriva dal fatto che le banche, per partecipare all’asta, devono consegnare alla BCE i BTP come garanzia e quindi li comprano sul mercato qualche giorno prima. L’operazione per la banca è profittevole dato che si indebita ad un tasso negativo (-1%) e ottiene tassi positivi dai BTP acquistati. Fra le banche italiane hanno partecipato BancoBPM (per 1 miliardo) e Bper (per 2.71 miliardi). Le prossime aste sono previste per dicembre e marzo; 2) altro elemento di favore le attese di un potenziale incremento del programma di acquisti PEPP alla luce del peggioramento della situazione dei contagi in Europa.

Ora che in il referendum e le elezioni regionali sono alle spalle, il governo italiano deve affrontare il tema legato alla privatizzazione del Monte dei Paschi di Siena: il primo dicembre, su richiesta della BCE, la banca dovrà essere ricapitalizzata per circa un miliardo a fronte della cessione ad Amco (la bad bank italiana) di crediti deteriorati per circa 8.1 miliardi. Il Tesoro risulta essere il primo azionista con una quota pari al 68.5% del capitale ottenuta dopo la partecipazione all’aumento di capitale avvenuto nel 2017 per circa 7 miliardi (attualmente BMPS capitalizza 1.5 miliardi) ed entro maggio 2022 la banca deve essere privatizzata come da impegni presi con la UE. Il problema è essenzialmente legato alla contropartita che verrebbe richiesta dal potenziale acquirente: avendo come precedente quello di IntesaSanPaolo, che nel 2017 per rilevare le banche venete (Popolare di Vicenza e Veneto Banca) ottenne dallo stato 4.98 miliardi, perché l’operazione diventi neutrale dal punto di vista dell’impatto sul capitale, si ipotizza una cifra di circa 4 miliardi al fine di mantenere un ratio patrimoniale CET1 sopra il 13%. Fra le papabili risulta Unicredit, che tuttavia ha negato di essere interessata ad acquisizioni, BancoBPM che potrebbe avere la necessità di aumentare dimensionalmente per non essere preda di acquisizioni (come successo ad UBI), ma anche BPER. Il titolo BMPS ovviamente si muove sui rumors.

Interessante l’indiscrezione secondo la quale Credit Agricole starebbe valutando acquisizioni in Italia tra le banche di piccola/media dimensione: la reazione si è vista soprattutto su BancoBPM e Creval che trattano parecchio a sconto rispetto al valore di libro (P/BV) e, quindi, risultano particolarmente appetibili. Attualmente Credit Agricole detiene il 5% di Creval e fra le due c’è “un’ottima collaborazione” (a detta dell’AD di Creval Luigi Lovaglio). BancoBPM, invece, è attraente perché è posizionata nelle aree più strategiche del paese ed è a tutti gli effetti una public company con un azionariato molto diffuso (quindi nessun azionista ha una posizione sufficiente per governare l’impresa) inoltre, ha dichiarato di essere aperta a valutare possibili aggregazioni.

Sempre sul fronte bancario, ma questa volta fintech, in settimana è stata annunciata la prima operazione di consolidamento industriale in Italia nell’Open Banking; si tratta di una JV tra il gruppo Sella e Illimity (la banca fondata da Corrado Passera) che vedrebbe Hype, precedentemente controllata al 100% da Fabrick (la società del gruppo Sella specializzata nell’Open Banking) passare per il 50% a Illimity attraverso la sottoscrizione di aumento di capitale riservato pari a 30 milioni. Fabrick conferirebbe azioni Hype in cambio di azioni Illimity (di nuova emissione) pari al 7.5% del capitale. Fabrick potrebbe ottenere un ulteriore 2.5% di Illimity, al raggiungimento di determinati target di redditività nel periodo 2023/2024, mentre Banca Sella Holding riceverà un ulteriore 2.5% di Illimity in cambio della sottoscrizione (cash) di 16.5 milioni e salirebbe al 10% di Illimity. L’obiettivo dell’operazione è favorire la crescita di Hype, che attualmente ha 1.3 milioni di clienti, grazie alle soluzioni Open Banking di Illimity e al conferimento cash che consente di finanziare il piano industriale di Hype.

Passando al tema degli investimenti sostenibili, la BCE ha annunciato che dal primo gennaio fra i titoli accettati come collaterale e quelli privilegiati del suo piano di acquisti ci saranno non solo quelli i cui proventi sono destinati a tematiche “green” ma soprattutto quelli che hanno una struttura delle cedole legata al raggiungimento di determinati target di sostenibilità. Un esempio ne sono i sustainability-linked bond (a 5 e 10 anni) che il gruppo francese del lusso Chanel sta collocando sul mercato: le cedole sono collegate al raggiungimento di determinati obiettivi prefissati dal gruppo in tema di sostenibilità ambientale e sociale. I bond in questione non avendo rating non potrebbero essere acquistati dalla BCE ma, in base alla nuova direttiva di cui sopra, da gennaio potranno esserlo.

Il previsto summit UE è stato posticipato al 10 ottobre a causa di un caso di coronavirus all’interno dello staff del presidente Michel.

Sul CME (mercato delle materie prime di Chicago) verrà quotato entro l’anno il primo future sul prezzo dell’acqua. L’obiettivo è consentire a chi utilizza l’acqua nella propria attività produttiva di coprirsi dal rischio di oscillazioni del prezzo. Ovviamente, verrà poi usato anche da investitori e speculatori per scommettere sul prezzo dell’acqua. La società britannica Veles è riuscita a creare un indice di prezzi utilizzando i dati degli acquisti nei mercati delle acque superficiali della California che è il principale mercato americano. I contratti avranno regolamento cash e quindi non si incorrerà nel caso visto sul WTI questo anno quando per i problemi di stoccaggio il petrolio ha raggiunto prezzi negativi.

QUESTA SETTIMANA

I casi di Covid19 nel mondo hanno superato la soglia dei trenta milioni con circa 1 milione di morti: alcuni paesi, come sta avvenendo in Europa, stanno inasprendo le misure di contenimento nella speranza di evitare un altro lockdown, mentre altri, come la Cina, stanno allentando le restrizioni ai confini, a New York i ristoranti consentiranno di mangiare all’interno. Ovviamente è importante che la situazione non sfugga di mano anche se si ritiene, ragionevolmente e auspicabilmente, che difficilmente potremo rivivere le difficoltà sanitarie incontrate da marzo in poi.

Le negoziazioni sulla Brexit tra UK e EU vedranno l’ultimo round di negoziazioni e il Parlamento britannico voterà l’Internal Market Bill. Alcune aziende si stanno portando avanti in via precauzionale: ad esempio, in settimana JPM ha annunciato che sposterà circa 230 miliardi di dollari di asset in Germania oltre a banker e impiegati, stessa cosa GS che intende ricollocare nel resto d’Europa i suoi dipendenti, mentre altre aziende stanno facendo scorta di prodotti di produzione inglese. Se consideriamo che l’Unione Europea è destinataria di circa il 43% dell’export britannico e che il Regno Unito importa per il 51% della UE è facile rendersi conto di quanto sia importante la questione. Ricordiamo che il termine stabilito da Boris Johnson per arrivare ad un accordo è il 15 ottobre ma la posizione di Bruxelles si è irrigidita dopo che il premier britannico ha rimesso in discussione gli accordi prestabiliti relativi al confine fra le due Irlande.

Martedì negli Stati Uniti si terrà il primo dibattito tra l’attuale presidente Donald Trump e il candidato democratico Joe Biden: si tratterà di un dibattito a due della durata di 90 minuti all’Università di Cleveland. Intanto, a pesare su Trump la notizia pubblicata dal New York Times (già dichiarata “fake” da Trump) che accusa il presidente di non avere pagato in dieci anni dei 15 precedenti al 2017 alcuna tassa federale sul reddito pur avendo ricevuto 427.4 miliardi di dollari fino al 2018 in proventi diversi.

In settimana la presidente della BCE Christine Lagarde terrà un discorso davanti al Parlamento Europeo.

Fra i dati macro in uscita segnaliamo i seguenti:

  • in US: la terza stima del GDP per il secondo trimestre (attesa la conferma di -31.7% trimestre/trimestre annualizzato), il dato sull’inflazione PCE (attesa a +1.2% anno/anno), l’ISM manifatturiero di settembre (atteso a 56) ma, soprattutto, il report sul mercato del lavoro (l’ultimo previsto prima delle elezioni di novembre) e dal quale ci si attende che i nuovi occupati salgano, per il quinto mese consecutivo, di altre 900.000 unità e il tasso di disoccupazione scenda a 8.2% (da 8.4%) con un’inflazione salariale sostanzialmente stabile a  +4.8% anno/anno;
  • in Eurozona: la pubblicazione dei dati PMI definitivi di settembre (con il dettaglio anche per l’Italia e la Spagna che non pubblicano le anticipazioni) e quelli sull’inflazione di settembre (attesi in larga parte negativi);
  • in Cina: dati PMI calcolati sia dall’agenzia governativa che dalla privata Caixin.

CONSIDERAZIONI FINALI E POSIZIONAMENTO LINEE DI GESTIONE

Lo stallo nella formulazione del terzo pacchetto di supporto fiscale all’economia, come abbiamo più volte detto è fra le possibili cause della turbolenza sui mercati di questo periodo.

Se da un lato non vi è la volontà politica, per motivi elettorali, di trovare un accordo fra Democratici e Repubblicani, dall’altro vi è la più volte ribadita volontà, da parte di Powell, di non intervenire ulteriormente finché la politica fiscale non si muove nella giusta direzione.

Powell, che già viene accusato di avere salvato Wall Street (quindi la finanza) e non Main Street (l’economia reale) non intende immettere nel sistema ulteriore liquidità se non per finanziare una maggiore spesa governativa quando questa verrà deliberata. Il presidente della Fed sostiene che gli interventi fiscali, tra l’altro, consentirebbero a più aziende di soddisfare i criteri di solvibilità e quindi di accedere ai prestiti previsti che per ora non sono stati totalmente utilizzati (proprio per la mancanza dei requisiti di solvibilità).

La Fed vuole, quindi, mettere pressione sul governo affinché vari il pacchetto di aiuti a Main Street e per questo lascia intendere che non immetterà ulteriore liquidità nel sistema.

Quello che gli investitori giustamente temono è che un ulteriore intervento da parte della Fed (e delle banche centrali in generale) avvenga solo a fronte di un peggioramento della situazione economica o sanitaria (quindi in uno scenario non proprio brillante) e, in mercati drogati dalla liquidità, questo elemento è pesantemente negativo.

Poiché i principali elementi di incertezza attualmente sono la diffusione del coronavirus e la Brexit per l’Europa e il pacchetto fiscale e le elezioni in US, è inevitabile che qualunque notizia relativa a questi temi muova il mercato.

Consideriamo anche, ma questo è puramente un fattore tecnico e non fondamentale, che ci stiamo avvicinando alla scadenza di fine trimestre ovvero a quel momento i cui i fondi bilanciati fanno i ribilanciamenti e quindi muovono pesantemente le asset class a seconda della performance relativa del periodo. Nel trimestre che si sta concludendo i ribilanciamenti trimestrali porterebbero ad alleggerimenti della parte azionaria e incrementi di quella obbligazionaria. Sembra, inoltre, che a livello geografico il più grande fondo sovrano al mondo (quello norvegese) stia ribilanciando la componente azionaria a favore dei mercati americani e a scapito di quelli europei.

Settimana un po’ difficile per le nostre linee di gestione dato che tutte le asset class hanno riportato performance negative. Unico contributo positivo viene dall’esposizione, ove presente, al dollaro americano.

Analisi dei mercati del 06.07.2020

INDICI DI MERCATO

COMMENTO ULTIMA SETTIMANA

Il secondo semestre dell’anno è iniziato positivamente soprattutto grazie al proseguimento del recupero dei dati macroeconomici, quali gli indici di fiducia delle imprese e il mercato del lavoro americano.

I dati di fiducia delle imprese finali per il mese di giugno hanno, infatti, confermato la fase di riduzione della contrazione per alcuni paesi (indici in risalita ma ancora minori di 50) e vera e propria espansione per altri (indici maggiori di 50):

  • Eurozona: in rialzo il PMI manifatturiero da 46.9 a 47.4 (superiore alle aspettative) con la Francia che si mantiene in fase di espansione (52.3); in rialzo anche il comparto servizi che passa da 47.3 a 48.3, anche in questo caso di distingue la Francia, che si conferma in fase di espansione a 51.7 e, a sorpresa, la Spagna che passa da 27.9 a 50.2;
  • Stati Uniti: l’ISM manifatturiero passa in territorio di espansione arrivando a 52.6 (da 43.1 precedente e verso attese di 49.8) con un forte rialzo sia dei “new orders” (56.4 da 31.8) che dei “prices paid”;
  • Cina: sia il PMI calcolato dal governo che quello calcolato dalla privata Caixin riportano numeri superiori alla soglia dell’espansione: il comparto manifatturiero arriva a 50.9 (da 50.6 maggio e 50.4 attese), quello dei servizi a 54.4 (da 53.6 maggio). Deboli gli “export order”, segno che la domanda estera è ancora debole;
  • Giappone: in rialzo l’indice PMI servizi elaborato dal Jibun Bank che passa da 26.5 di maggio a 45 di giugno; solo in leggero aumento invece quello manufatturiero che sale da 37.8 a 40.1.

Decisamente forti anche i dati sul mercato del lavoro americano per il mese di giugno: sono stati creati nuovi posti per 4.8 milioni (verso i 2.7 precedenti e 3 attesi) e il tasso di disoccupazione è sceso a 11.1%, da 13.3% precedente (e attese per 12.5%). Ricordiamo che, nel solo mese di aprile, negli Stati Uniti sono stati persi circa 21 milioni di posti di lavoro e negli ultimi due mesi ne sono stati recuperati circa 7.5 milioni. L’aspetto positivo è che ci sono state assunzioni nel settore privato.

Per quanto riguarda Covid19, è uscita la notizia che il farmaco ritenuto più efficace per la cura, il Remdesivir di Gilead, avrebbe un costo pari a 2.340 dollari per un trattamento di 5 giorni e sembra che gli Stati Uniti stiano cercando di garantirsi le scorte per tre mesi. Intanto Pfizer e BioNTech annunciano buoni risultati dagli studi sul potenziale vaccino mRNA-based. Il virologo americano Fauci sembra essere positivo sia su cure che vaccino. Tuttavia, il numero dei casi aumenta e l’OMS dichiara che il peggio deve ancora arrivare!

Il supporto dei governi all’economia continua ad emergere dalle dichiarazioni dei vari esponenti sia negli Stati Uniti che in Europa.

All’audizione davanti alla commissione servizi finanziari della Camera, infatti, Jerome Powell ha definito “molto incerto” il futuro dell’economia americana a causa del coronavirus e, subito dopo, il segretario del Tesoro Steve Mnuchin ha annunciato che il governo sta studiando nuove misure a sostegno dell’economia. Anche dai verbali della Fed, relativi alla riunione di giugno, emerge che il focus è ormai solo sulle modalità per fornire nuovi stimoli se necessario.

Intanto, il primo luglio è cominciato il semestre di presidenza dell’Unione Europea a guida tedesca: ultimamente Angela Merkel sta facendo discorsi e rilasciando dichiarazioni (tipo “l’Europa ha bisogno di noi, tanto quanto noi abbiamo bisogno dell’Europa”) più possibiliste e flessibili rispetto al rigore che caratterizzava la Germania fino a prima della pandemia. Già al vertice previsto per il 17-18 luglio, il primo sotto la presidenza tedesca, si vedrà quanto la cancelliera saprà dimostrare la volontà di mettere in sicurezza l’Europa nella crisi più grave della sua storia gestendo l’opposizione dei c.d. Frugan Four (Olanda, Austria, Danimarca e Svezia) che temono il fenomeno del “moral hazard” da parte dei paesi periferici del sud (dai quali, invece, vorrebbero che venissero imparate le lezioni). Insieme a Ursula Von der Leyen, che invita i paesi membri a guardare oltre gli interessi ristretti ma verso i vantaggi dell’Unione, c’è la volontà di raggiungere a breve un accordo sul Recovery Plan Europeo che rappresenta il vero “game changer”.

Finalmente sembra archiviata la questione relativa alla richiesta, da parte della Corte Costituzionale tedesca, di dimostrare la legittimità e proporzionalità degli acquisti di titoli di stato da parte della BCE nell’ambito del programma PSPP. Il ministro delle finanze tedesco, Olaf Scholz, ha infatti inviato una lettera al presidente del Bundestag Schaeuble con la quale afferma che l’intervento era proporzionato e quindi non si può parlare di trattamento privilegiato. La partecipazione della Bundesbank al programma è quindi mantenuta.

Durante la settimana la Cina approva la legge sulla sicurezza nazionale ad Hong Kong (e subito scatta il primo arresto) e gli Stati Uniti prima annullano lo status di partner commerciale privilegiato ad HK e poi approvano alla Camera un provvedimento volto a sanzionare le banche che hanno rapporti di affari con chi è in qualche modo coinvolto nella imposizione della legge ad HK. Anche il Regno Unito, ritenendo che la legge non rispetta gli accordi sull’autonomia stabiliti nel 1997 e in vigore fino al 2037, irrita Pechino offrendo tre milioni di visti ai cittadini di HK con la prospettiva di ottenere un passaporto britannico.

In US, a livello societario, segnaliamo le seguenti notizie, ritenute più rilevanti:

  1. la banca Wells Fargo ha dichiarato che intende tagliare il dividendo (di 51 centesimi) per preservare la liquidità a fronte degli effetti della pandemia. Sarebbe la prima volta in dieci anni. La nuova cedola verrà annunciata in sede della pubblicazione dei conti il 14 luglio. Sebbene il settore bancario si trovi in una situazione migliore rispetto alla crisi dei mutui sub-prime del 2007-2008, l’outlook incerto ha portato la Fed a chiedere almeno di non aumentare le cedole in quanto, nel peggiore dei casi, le perdite sui prestiti erogati potrebbero raggiungere i 700 miliardi di dollari. Le altre banche americane, per ora, non hanno fatto dichiarazioni simili e intendono mantenere i dividendi prefissati;
  2. Facebook ha iniziato la settimana negativamente perchè alcuni inserzionisti importanti (tipo Coca Cola, Starbucks, Unilever, North Face…) potrebbero ritirarsi in seguito alla polemica circa i post razzisti che circolano sul social. La campagna #StopHateForProfit accusa il mondo dei social di fare poco per contrastare l’odio online. Il titolo dopo avere corretto di circa il 15% si è riportato quasi sui massimi;
  3. Tesla ha superato, per market cap, Toyota ed è diventata il primo produttore di auto al mondo, pur producendo solo il 4% delle auto rispetto a Toyota.

Qualche settimana fa la Fed aveva annunciato che avrebbe cominciato ad acquistare single bond nel suo programma di quantitative easing: guardando la composizione del suo portafoglio, infatti, si evince che la Fed ha acquistato l’equivalente di 428 milioni di dollari da circa 86 emittenti e fra questi figurano le farmacie Walgreens, Berkshire Hathaway Energy, At&t, Comcast, Microsoft, Ford, McDonald’s, Pepsi, IBM e General Electric. Il programma si concluderà il 30 settembre. La lista verrà presentata da Powell alla commissione finanza della camera e le polemiche potrebbero riguardare l’utilità di comprare bond di società solide che potrebbero finanziarsi direttamente sul mercato e il fatto che in questo modo si tutelano più i gestori di fondi obbligazionari (che vedono una maggiore liquidità negli asset che detengono) più che le compagnie stesse interessate. Qualcuno critica l’assenza di criteri di sostenibilità dato che nel portafoglio compaiono pure Philip Morris e Exxon Mobil.

A proposito di investimenti sostenibili, la scorsa settimana, il Parlamento Europeo ha fissato i criteri in base ai quali un investimento può essere considerato sostenibile, tra questi rientrano la riduzione dei gas serra, protezione delle acque, sostegno alle attività circolari e prevenzione dell’inquinamento. Negli ultimi mesi le emissioni di green bond erano state sostituite da emissioni di obbligazioni sociali e sostenibili legate all’emergenza Covid19, adesso invece se ne torna a parlare con due annunci:

  • la Germania è pronta a lanciare la prima emissione il prossimo settembre. Si tratta di un Bund con scadenza 10 anni (agosto 2030) e cedola pari a zero al quale ne seguirà un altro con scadenza cinque anni. Il totale delle emissioni è fra gli 8 e i 12 miliardi di euro. Ricordiamo che la BCE ha annunciato di volere inserire i green bond nel programma di acquisti. La Germania con queste emissioni intende finanziare parte del programma di riduzione di emissioni di carbonio;
  • Generali ha annunciato il riacquisto di tre serie di titoli subordinati, per un totale nominale di 600 milioni di euro (con rimborsi anticipati compresi tra febbraio 2022 e dicembre 2022), che verranno sostituiti con un’emissione di nuovi subordinati Tier 2 green e con scadenza 2031. Si tratta del secondo green bond emesso da Generali.

In Italia si sta pensando di porre le basi di un Fondo sovrano sul modello norvegese. In Norvegia il fondo è alimentato dai proventi del petrolio, in Italia potrebbe essere alimentato dal risparmio degli italiani. La proposta prevede che sul conto corrente del “Patrimonio destinato CDP” che sostiene la società italiane, possano affluire le disponibilità liquide dei contribuenti che intendono usufruire dei benefici fiscali previsti per i Pir, ovvero esenzione fiscale per cinque anni e tetto di 150mila euro. Verrebbero inoltre coinvolte le SGR italiane. Non ci sono ulteriori dettagli.

L’oro, nonostante il rialzo dei mercati, rimane stabile vicino alla soglia di 1800 dollari/oncia. Ripetiamo le motivazioni a supporto del metallo giallo: 1) i bassi tassi di interesse rendono meno “costoso” detenere un asset che di fatto non ha rendimento (tipo cedola) e, anzi, ha un costo di detenzione, 2) offerta limitata: non si può stampare come la moneta (come stanno facendo tutte le banche centrali che accrescono la base monetaria) che tende, quindi, a perdere valore, 3) è considerato un bene rifugio da sempre, ovvero un asset adatto a fungere da hedge (copertura) dei portafogli, 4) in base alla seconda considerazione è adatto in caso di alta inflazione.

La settimana si è quindi conclusa in modo decisamente positivo per i mercati azionari (soprattutto americani) e, in generale, per tutti i “risky assets”. Deciso rialzo del prezzo del petrolio, che trascina con sé l’indice generale delle commodities (CRB). Valute sostanzialmente stabili.

QUESTA SETTIMANA

Questa mattina il mercato ha aperto in maniera decisamente euforica trainato dagli indici cinesi locali: il CSI300 (l’indice che raggruppa 300 titoli quotati alle borse di Shanghai e Shenzhen) ha guadagnato il 5.8%. Si tratta del maggiore rialzo dal 2015 che porta quello dei 5 giorni al 14%. L’entusiasmo degli investitori locali cinesi è legato ad un editoriale pubblicato sul Securities Times nel quale si afferma che la promozione di un “salutare” bull market dopo la pandemia è ora più che mai importante per l’economia. Il mercato si attende, quindi, ulteriori interventi a supporto.

Intanto, avendo superato ormai gli 11.4 milioni di casi e 534.000 decessi nel mondo ci sarà ancora molta attenzione ai dati con l’auspicio che nella Sun Belt americana la situazione non degeneri e che non si creino focolai in altre parti del mondo, o che per lo meno vengano contenuti come sinora è stato fatto. Negli Stati Uniti si registra il 25% dei casi mondiali e, negli ultimi 40 giorni, il numero dei casi accertati e delle vittime è raddoppiato. Secondo Anthony Fauci il virus è fuori controllo e sarebbe opportuno introdurre misure di distanziamento sociale, oltre all’obbligo delle mascherine, per evitare che i casi salgano ulteriormente.

Lunedì 6 luglio inizia il collocamento di BTP futura (ISIN IT0005415283), riservato agli investitori retail, che terminerà il 10 luglio (salvo chiusura anticipata mercoledì 8): durata 10 anni, tasso fisso per i primi 4 (pari a 1.15%), poi salirà per i successivi tre (a 1.30%) e ancora per gli ultimi tre (a 1.45%). Le cedole saranno semestrali. Il premio fedeltà sarà pari ad un minimo di 1% fino ad un massimo di 3% per chi manterrà il titolo fino a scadenza e varierà a seconda della media del tasso di crescita annuo del PIL nominale italiano (considerando, quindi, anche l’eventuale inflazione) nei dieci anni di durata del titolo.  Alla fine del periodo di collocamento il tasso dei primi quattro anni rimarrà invariato mentre quelli per i successivi potranno essere rivisti, ma solo al rialzo. Ricordiamo che, come per tutti i BTP, la tassazione è pari al 12.50% e sono esenti dalle imposte di successione. Le risorse saranno interamente dedicate alle spese legate alla pandemia. Il rendimento a scadenza diventa del l’1.25-1.28% quindi qualche centesimo in più del rendimento dell’attuale BTP decennale (non considerando il “premio fedeltà”).

Sui BTP diversi investitori istituzionali si sono dichiarati positivi a partire da Blackrock, che li considera gli unici governativi attraenti in Europa, e Commerzbank, che li considera interessanti finché lo spread rispetto al Bund non scenderà sotto i 150 bps (dagli attuali 170 circa). Il supporto della BCE è senza precedenti e, fintanto che non tornerà l’inflazione, difficilmente gli stimoli monetari verranno ritirati, quindi anche il rapporto debito/pil italiano è considerato sostenibile.

Lunedì 6 luglio parte anche l’OPS di Intesa su UBI che si chiuderà il 28 luglio. La BCE, dando di fatto la sua benedizione a questa operazione, ha ribadito l’orientamento favorevole verso il processo di consolidamento del settore bancario chiarendo che le fusioni non comportano necessariamente aumenti di capitale. Sembra che alcuni grossi azionisti stiano “ammorbidendo” la loro posizione rispetto al deal ma si auspicano un miglioramento dell’offerta. Il CdA di Ubi, invece, venerdì ha dichiarato che l’offerta di Intesa non riflette il valore reale della banca e penalizza gli azionisti di Ubi non prevedendo un corrispettivo per cassa. Il CdA ritiene che l’operazione abbia come fine solo quello di eliminare un concorrente, invece sarebbe più utile creare un terzo polo e, infatti, si stanno esplorando operazioni societarie da portare in discussione entro la fine dell’anno.  L’operazione da un punto di vista puramente economico ha senso ma, come sempre, ci sono spesso altre logiche che intervengono nel processo decisionale. Ricordiamo che l’OPS prevede lo scambio di 17 azioni di Intesa ogni azione UBI con un premio implicito, al momento dell’annuncio dell’operazione, del 27.6%.

La reporting season americana è cominciata anche se il grosso delle società pubblicherà i dati dalla metà di luglio: è attesa una contrazione degli utili del 43% nel secondo trimestre e del 25% nel terzo. Vedremo se in questa occasione verranno rilasciate delle guidance (ritirate invece nel trimestre scorso).

CONSIDERAZIONI FINALI E POSIZIONAMENTO LINEE DI GESTIONE

I mercati continuano a “surfare” fra le buone notizie, che li portano verso l’alto, e le cattive notizie che li fanno correggere. Le escursioni, tuttavia, non sono di fatto molto ampie e la motivazione risiede, come detto la settimana scorsa, nel paracadute delle banche centrali che, con i tassi mantenuti bassi e le dichiarazioni di poter intervenire ulteriormente, proteggono i mercati e ne limitano il “downside”.

Secondo uno studio di Unicredit la BCE quest’anno comprerà 740-845 miliardi di euro in titoli di stato dell’eurozona. Si tratta di circa il 70-80% delle emissioni totali (che ammonterebbero a circa 1.100 miliardi di euro al netto dei titoli in scadenza) e in alcuni casi potrebbero essere superiori alle emissioni nette. Come nel caso dell’Italia che, nonostante un inevitabile e prevedibile aumento del debito pubblico, ha visto negli ultimi tempi scendere i rendimenti (il rendimento del BTP decennale è passato dal 2.4% di marzo all’attuale 1.2%). In generale, la sostenibilità del debito è aiutata dal fatto che i tassi di interesse reali (ovvero quelli nominali al netto delle aspettative di inflazione) saranno inferiori ai tassi di crescita delle economie.

Se guardiamo agli indicatori di volatilità del mercato azionario (Vix per quello americano, Vstoxx per quello europeo) notiamo che si sono decisamente ridimensionati rispetto ai picchi di marzo ma rimangono nella parte alta del range degli ultimi anni. Questo fattore riflette la costruzione dei portafogli che si devono “caricare” di rischio azionario ma che vogliono mantenere delle protezioni in caso di eventi avversi (vedi contratti sulla volatilità o oro).

Gli eventi avversi “noti” riguardano una ripresa violenta della pandemia che si porti dietro un peggioramento delle variabili macroeconomiche. Ad oggi, nonostante gli avvertimenti dell’OMS, la situazione sanitaria sembra ancora sotto controllo e ciò si riflette sui dati macroeconomici. Se guardiamo, infatti, agli Economic Surprise Index (indicatori che misurano la “sorpresa” dei dati rispetto alle aspettative) notiamo che hanno recuperato in modo deciso dai minimi raggiunti a fine aprile e, nel caso degli Stati Uniti, sono ampiamente positivi.

E’ proprio questo l’elemento ha consentito a Wall Street di chiudere il migliore trimestre dal 1998 esattamente quando l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha dichiarato che “il peggio deve ancora arrivare”!

Positive le performance delle nostre linee di gestione durante la settimana. Vista la overperformance del mercato americano, non c’è da stupirsi se la Chronos risulta la migliore linea della settimana con una performance YTD che arriva a 4.65%.