Analisi dei mercati del 16.07.2019

“Don’t fight the Fed”, il vecchio mantra della finanza sembra stia funzionando ancora: Fed accomodante e mercati americani che raggiungono nuovi massimi assoluti.

Come indicato la scorsa settimana e come lecito aspettarsi in questo periodo, l’evento più atteso dagli investitori, c.d. market mover, è stato il discorso di Powell davanti alla Commissione sui servizi finanziari prima della Camera e poi del Senato americano. Già mercoledì nel primo pomeriggio, quando è stato pubblicato il discorso, l’immediata reazione dei mercati è stata di un calo dei rendimenti governativi americani, un indebolimento del dollaro e i futures sullo S&P500 che si sono riportati a ridosso del livello psicologico di 3000 punti. Il mercato ha interpretato il discorso come molto “dovish” (accomodante).

Powell ha ribadito che l’economia è andata bene durante il primo semestre del 2019 (undicesimo anno di espansione) ma l’inflazione è ancora sotto l’obiettivo “simmetrico” del 2%.; le tensioni commerciali insieme ai dubbi sulla crescita globale, pesano sull’attività economica e sull’outlook, richiedendo un’azione appropriata da parte della banca centrale per sostenere la crescita. Si tratterebbe, quindi, di un “insurance cut” volto a garantire il proseguimento del trend economico in corso.

Il dato sull’inflazione “core”, che esclude le componenti volatili di energia e alimentari, è leggermente salita dal 2% al 2.1%. Non è molto ma, unendo questo dato insieme a quelli della disoccupazione ai minimi da 50 anni e la crescita del PIL pari a 2.4%, nel complesso non sembra un’economia in difficoltà e che necessita di taglio dei tassi. Tuttavia, ora il mercato non si chiede più se la Fed taglierà ma “quando”, 25 bps o 50 bps, e “quanto”, taglio a luglio e anche a settembre?

Dalla pubblicazione del verbale del meeting della BCE del 6 giugno, emerge un comitato più compatto delle attese circa le misure a sostegno dell’attività economica, che potrebbero essere implementate anche prima dell’aggiornamento del quadro macro di settembre.

In Germania continuano ad uscire deboli i dati macro: la produzione industriale di maggio sale solo dello 0.3% mese su mese, portando il dato anno su anno dal -1.8% al -3.7%. Anche a livello societario la situazione non è migliore: è indicativo il profit warning di BASF che ha rivisto al ribasso le stime di crescita per la seconda metà dell’anno a causa delle tensioni fra Cina e Stati Uniti. Consideriamo che BASF ha fra i suoi clienti aziende automobilistiche e, a conferma del fatto che il settore non attraversa un bel periodo, si è avuto anche un profit warning significativo in Cina da parte di Geely, azienda automobilistica azionista della tedesca Daimler. Da parte della stessa Daimler, venerdì è arrivato il quarto profit warning dell’anno.

Deutche Bank ha annunciato un piano di ristrutturazione impegnativo che però non ha convinto gli investitori e il titolo azionario ne ha risentito.

SOUCE: BLOOMBERG

In Turchia viene sostituito il Governatore della Banca Centrale dal suo vice e la divisa ne paga le conseguenze arrivando a perdere contro euro quasi il 3%.

SOURCE: BLOOMBERG

In Italia il Tesoro ha deciso di approfittare degli attuali tassi bassi per riaprire le sottoscrizioni del BTP 2067 con cedola 2.80%. Ai 6.6 miliardi di emissione già sul mercato si sono aggiunti altri 3 miliardi. La domanda è stata pari a quasi 6 volte l’offerta e per circa l’84% proveniente da investitori esteri. Al prezzo di collocamento di 98.52 il rendimento corrispondente è pari a 2.87%. Il Tesoro ha attualmente raggiunto il 60% delle emissioni di titoli di stato a medio termine previste per l’intero 2019.

Venerdì sera l’agenzia DBRS ha confermato il rating sul debito italiano a BBB “high” con prospettive stabili: il miglioramento della qualità del credito bancario e l’impegno del governo verso una maggiore prudenza fiscale sono alla base del giudizio invariato. Ovviamente verrà monitorato il rapporto debito/pil e le riforme strutturali che possono impattare sulla sua dinamica.

In settimana l’agenzia di rating Fitch, che aggiornerà il suo giudizio sull’Italia il 9 agosto, ha dichiarato che nonostante la non apertura della procedura di infrazione da parte della UE, rimangono incertezze su dimensioni, tempi e natura degli aggiustamenti di bilancio oltre questo anno (quindi dal 2020) e il contesto politico non favorisce ulteriori miglioramenti. Anche l’Ecofin ha chiesto all’Italia di garantire una riduzione nominale della spesa pubblica netta primaria dello 0.1% nel 2020, corrispondente ad un adeguamento strutturale annuale dello 0.6% del Pil, raccomandandosi di inserire riforme strutturali.

Anche le aziende private stanno approfittando del momento positivo sui tassi. FinecoBank ha annunciato l’intenzione di aumentare l’importo di un bond subordinato (AT1) fino a 300 milioni, con la domanda che è stata pari a 9 volte l’offerta e la cedola si attesta a 5.785% per i primi 5 anni. A2A ha emesso un green bond da 400 milioni. Mediobanca ha collocato un’obbligazione senior a 6 anni e la forte domanda ha permesso di migliorare le condizioni per l’emittente. Anche le banche greche si apprestano a collocare nuove obbligazioni, approfittando del momento favorevole: poco tempo fa Piraeus Bank ha collocato un Tier2 intorno al 10% e National Bank of Greece, questa settimana, ha ottenuto condizioni più favorevoli emettendo un Tier2 decennale con rating CCC e una cedola di 8.25%.

In settimana Unicredit ha azzerato la partecipazione in Fineco vendendo l’ultimo 18.3% che le era rimasto. In poco più di due mesi ha incassato oltre 2.1 miliardi di euro e questo permette alla banca di ottenere un miglioramento dei ratio patrimoniali di ulteriori 30 bps. Lo stesso giorno Blackrock ha incrementato la sua partecipazione in Fineco al 10.233%.

La geopolitica nel Golfo Persico porta il petrolio WTI a superare i 60 dollari al barile: il Ministero della difesa inglese ha dichiarato che tre imbarcazioni iraniane hanno cercato di impedire il passaggio di un cargo di British Petroleum nel Canale di Hormuz e solo grazie all’intervento della Royal Navy hanno battuto in ritirata.

La Francia, dopo il fallimento delle trattative in sede europea, ha deciso di varare da sola la legge sulla Web Tax, ovvero un prelievo del 3% dei ricavi di società che creano valore aggiunto grazie agli internauti francesi (le varie Google, Amazon, Facebook, Apple ma anche Alibaba, Booking, Airbnb, etc.). La reazione immediata degli Stati Uniti è stata di aprire un’inchiesta ai sensi del Trade Act del 1974, legge che autorizza il presidente a intraprendere le azioni necessarie per rimuovere decisioni e attività di un governo straniero che limitino il commercio USA e violino un’intesa internazionale o siano ingiustificate, irragionevoli o discriminatorie. La prima fase prevede una trattativa con la Francia per la rimozione della legge, in caso di fallimento allora gli Stati Uniti potrebbero introdurre dazi e tariffe come ritorsione.

I mercati azionari in aggregato sono leggermente positivi in settimana grazie soprattutto ai nuovi massimi raggiunti dagli indici americani. Il FtseMib beneficia dell’ulteriore restringimento dello spread fra BTP e Bund.

L’oro si mantiene sopra i 1400 dollari/oncia aiutato dai soliti timori circa le tensioni geopolitiche e commerciali e grazie al basso livello dei tassi di interesse.

QUESTA SETTIMANA

Questa mattina sono usciti diversi dati macro in Cina: la crescita del GDP rallenta, in linea con le attese, dal 6.4% al +6.2%. Ricordiamo che il target del Governo per il 2019 è del 6% e per raggiungerlo sono state messe in atto, già da tempo, misure di supporto fiscali e monetarie che, in parte, si riflettono sui dati positivi di oggi sulla produzione industriale, +6.3% anno/anno, sugli investimenti, +5.8% anno/anno, e sulle vendite al dettaglio, +9.8% anno/anno.

Martedì, in Germania, verrà pubblicato l’indice di fiducia ZEW: le attese sono per un dato in peggioramento.

La reporting season americana entra nel vivo con la pubblicazione dei risultati di Microsoft, Alcoa e delle banche, tra le principali Citigroup, JPM, Goldman Sachs, Wells Fargo e Bank of America, J&J.

Analisi dei mercati del 9.07.2019

La settimana appena trascorsa è stata complessivamente positiva per i mercati finanziari: le distensioni, almeno temporanee, sul fronte commerciale hanno consentito agli indici azionari di proseguire nel trend rialzista in atto da giugno, mentre i mercati obbligazionari hanno continuato a beneficiare delle aspettative favorevoli circa l’atteggiamento accomodante delle banche centrali che ha portato un ulteriore generale ribasso dei rendimenti.

I dai sui PMI usciti in settimana, danno un quadro di generale debolezza. Il dato aggregato globale sul PMI manifatturiero è passato sotto la soglia del 50, quindi in contrazione per la prima volta dal 2016, 49.4 a Giugno rispetto a 50.1 a Maggio. La causa principale è da ricercarsi nella trade-war e nell’impatto che sta avendo sulla crescita globale. C’è da considerare, però, che i dati sono stati raccolti prima del G20 di Davos.

In Europa questa debolezza, unitamente alla convinzione diffusa che una procedura di infrazione per debito contro l’Italia non sarebbe stata avviata, ha portato ad un generale e forte calo dei rendimenti governativi durante la settimana.

Facciamo notare che la Svizzera ha ormai tutta la curva in territorio negativo e il bond a 30 anni, in settimana, è arrivato a toccare -0.10% di rendimento.

L’Italia spicca per l’ottima performance del BTP: sono tornati, in termini di rendimento, intorno ai livelli precedenti alle elezioni del 2018. Secondo le stime di Intesa SanPaolo, un calo permanente di 100 bps dei rendimenti su tutte le scadenze, consentirebbe all’Italia di risparmiare 2 miliardi sul primo anno e 4.9 miliardi sul secondo anno, facilitando le emissioni di circa 180 miliardi di BTP e BOT entro la fine dell’anno.

Finalmente in Europa si è arrivati alla nomina dei vertici delle istituzioni comunitarie: la tedesca Ursula von der Leyen diventerà il nuovo presidente della Commissione Europea mentre la francese Christine Lagarde, dal Fondo Monetario Internazionale, si sposterà alla BCE. Per il Consiglio Europeo è stato nominato il belga Charles Michel mentre al Parlamento Europeo l’italiano David Sassoli.

Christine Lagarde è percepita dal mercato come “colomba” al contrario del tedesco Weidmann ritenuto decisamente un “falco”, avendo spesso criticato la posizione troppo accomodante di Mario Draghi.

Dopo la tregua con la Cina, almeno temporanea, Trump ha spostato il mirino ed è tornato a puntare il dito contro l’Europa. Il tema principale e la disparità di trattamento tra Boeing e Airbus. Secondo Radiocor, alcuni prodotti verranno assoggettati ai dazi: si tratta di formaggi, caffè, whiskey, tubi in ghisa.

L’Opec+, come atteso, estende di 9 mesi la limitazione della produzione di petrolio.

La Banca Centrale Australiana ha tagliato il tasso di riferimento della politica monetaria di 25 bps all’1%, livello in assoluto più basso nella storia. Anche in questo caso l’inflazione debole permette alla Reserve Bank of Australia di aggiustare la propria politica monetaria in base alle esigenze dell’economia per cercare di supportarne una crescita sostenibile.

A Dalian, nel nord-est della Cina, si è tenuto, dall’1 al 3 di luglio l’Annual Meeting del World Economic Forum, detto anche Summer Davos Forum. È stato interessante il discorso del premier cinese Li Keqiang, che ha confermato il target di crescita al 6-6.5% per questo anno. La politica monetaria, attraverso taglio dei coefficienti di riserva obbligatoria, e quella fiscale, attraverso taglio di tasse, supporteranno la crescita delle piccole imprese. Si sta cercando di evitare di ricorrere a stimoli massicci che gonfierebbero troppo il credito e creerebbero bolle. Si ribadisce l’impegno di aprire il settore finanziario agli investimenti stranieri e si esclude di ricorrere alla svalutazione del renmimbi come strumento di competizione.

Negli Stati Uniti i dati sul mercato del lavoro sono decisamente forti se si guarda al numero di nuovi occupati. Il tasso di disoccupazione sale leggermente, da 3.6% a 3.7% ma rimane a livelli storicamente molto bassi. Il dato sui salari registra un incremento di 3.1% come il mese precedente.

QUESTA SETTIMANA

Negli Stati Uniti inizia la reporting season e sarà importante per due motivi: valutare l’impatto della trade war e vedere la reazione del mercato allo stop dei buy-back. Il consenso di mercato è per un calo dell’EPS pari all’1% anno su anno. Dovesse verificarsi questa previsione, si tratterebbe del primo calo di EPS anno su anno dal 2016. Vale la pena ricordare che il consenso si attendeva un calo anche nel primo trimestre del 2019, atteso -2%, ma il risultato definitivo è stata una crescita del 2% grazie soprattutto all’effetto fiscale.

Giovedì 11 luglio avremo la testimonianza semestrale in Senato del Governatore della Fed Powell, sempre importante per trarre indicazioni sulle intenzioni della Banca Centrale.

Venerdì 12 luglio ci sarà la prima revisione del rating per l’Italia da parte dell’agenzia DBRS, che a gennaio aveva confermato il rating a BBB.

Analisi dei mercati del 02.07.2019

Quella appena conclusa è stata una settimana interlocutoria per i mercati, che si sono mossi, principalmente, sulla base del news-flow relative all’incontro tra Cina e Stati Uniti. L’indice globale dei mercati azionari è rimasto sostanzialmente invariato mentre i mercati obbligazionari hanno segnato un’ulteriore riduzione dei rendimenti.

L’attenzione degli investitori è stata focalizzata sull’incontro tra Xi Jinping e Trump al G-20 di Osaka, dove i due presidenti hanno deciso di riprendere le negoziazioni. Anche se non sono stati dati dettagli sulle tempistiche per la conclusione degli stessi, è stato concesso alle aziende americane di tornare a rifornire Huawei ma per un periodo di tempo limitato e solo per alcuni prodotti. Il presidente Trump ha poi ascoltato le richieste delle aziende americane e ha deciso di non aumentare le tariffe sui restanti 300 miliardi di merci cinesi.

Sebbene non si sia raggiunto un accordo definitivo, le aspettative del mercato erano talmente basse che la ripresa dei negoziati potrebbe essere interpretata positivamente.

Trump, a sorpresa, ha voluto incontrare anche il presidente nord-koreano Kim Jong-un, oltrepassando il confine segnalato dal 38° parallelo. È la prima volta che un Presidente americano entra in Korea del Nord e, così facendo, si è manifestata la volontà di riprendere le trattative per la de-nuclearizzazione della penisola e l’eventuale rimozione delle sanzioni.

Durante la settimana Trump è tornato ad attaccare Powell, sostenendo che il rialzo dei tassi nel 2018 è stato fuori luogo e che è necessario un taglio. Ha dichiarato che Draghi sarebbe stato più adatto di Powell e che quest’ultimo potrebbe addirittura essere rimosso dal suo incarico.

Powell, dal canto suo, ha difeso l’indipendenza della banca centrale dal Presidente Trump e dai mercati finanziari. Ha dichiarando che non è opportuno iper-reagire nel breve termine, facendo presagire un’esclusione del taglio di 50 bps a luglio, e che, in caso di necessità, c’è spazio per un ulteriore QE.

E’ significativo che anche il Presidente della Fed di St. Louis, James Bullard, ritenuto fra i membri “colomba” della Fed, ha dichiarato che il taglio dei tassi a luglio è molto probabile ma non necessariamente deve essere di 50 bps. Ad oggi, per il meeting di fine luglio, il mercato sconta un taglio certo di 25bps e uno possibile di 50bps.

Da Bruxelles arrivano notizie più concilianti sul tema procedura di infrazione per debito contro l’Italia: la Commissione Europea, in caso di avvio della procedura, è orientata a proporre una scadenza di 6 mesi, invece dei tre previsti, per dare più tempo al governo italiano di pensare a misure correttive. Si andrebbe quindi a gennaio 2020.

Dalla Germania, l’indicatore di fiducia delle imprese, IFO, è calato a 97,4. Ciò ha confermato la debolezza dell’economia tedesca che era emersa dai dati PMI. Che il settore manifatturiero non sia in particolare forma lo conferma anche il profit warning di Daimler, terzo consecutivo, che paga il prezzo per il tema delle emissioni diesel.

In Inghilterra, i due candidati al ruolo di premier britannico e leader del Partito Conservatore sono Boris Johnson, il grande favorito che ribadisce che il 31 ottobre la Brexit ci sarà con o senza accordo, e Jeremy Hunt, che invece non esclude un breve rinvio per evitare un no-deal, in modo da attuare la Brexit con il sostegno del parlamento.

Il generale basso livello dei rendimenti governativi e il recente annuncio di Libra, la crypto-valuta di Facebook, hanno fatto tornare l’interesse per il Bitcoin, che in settimana ha superato il livello di 12 mila dollari toccato l’ultima volta a inizio 2018. Alcuni investitori cominciano a ritenere che possa essere considerato, nonostante la volatilità, una sorta di “oro digitale” e quindi un bene rifugio moderno.

L’oro “tradizionale” in settimana ha superato in settimana, a causa dei timori per una trade-war, il livello di 1400 dollari/oncia.

QUESTA SETTIMANA

Questa settimana avremo il meeting OPEC+, il segno (+) significa che è compresa la Russia che non è membro OPEC. Si attende, come pre-annunciato al G20 di Osaka da Putin, una proroga degli accordi che limitano l’offerta fino a marzo 2020. Il petrolio WTI, attualmente, è quotato intorno a 60 dollari al barile, dopo avere sfiorato i 50 dollari all’inizio di giugno sui timori di recessione.

Il 2 luglio la Commissione Europea si esprimerà sull’avvio della procedura di infrazione. L’8 e 9 luglio sarà l’Eco-Fin che deciderà definitivamente: in caso di avvio e della concessione dei sei mesi per sistemare i conti, si arriverebbe a gennaio 2020 con una nuova legge di bilancio e una nuova commissione.

A Bruxelles proseguono le negoziazioni per la nomina dei nuovi vertici delle istituzioni europee, cominciando dal successore di Tajani alla Presidenza del Parlamento Europeo, per proseguire con il successore di Juncker alla Commissione Europea e di Draghi alla BCE e il Presidente del Vonsiglio Europeo.

Negli Stati Uniti sarà importante la pubblicazione dei dati relativi all’ISM manifatturiero e quelli relativi al mercato del lavoro, entrambi per il mese di giugno. In Europa sono attesi i dati sui PMI finali di giugno.

L’andamento positivo del mese di giugno ha consentito ai mercati azionari, in aggregato, di recuperare le perdite di maggio, portando a circa +17%, in base all’indice MSCI World, il rialzo del semestre. Bene anche il comparto obbligazionario, sia governativo che a spread, i cui rendimenti sono scesi a livelli decisamente bassi: il guadagno total return, ovvero in conto capitale sommando le cedole, dell’indice Barclays Euro aggregate Government è pari al 5.70% nel primo semestre dell’anno.

A conferma della situazione di repressione finanziaria sul mercato obbligazionario vale la pena segnalare il bond della Repubblica austriaca con scadenza 2117, ovvero a 98 anni, che ha guadagnato più del 30% da inizio anno ed ora rende circa l’1.15%.

Siamo quindi in presenza di mercati azionari mediamente sui massimi, rendimenti obbligazionari in alcuni casi sui minimi storici. I beni rifugio come l’oro, invece, sono vicini ai massimi relativi degli ultimi 6 anni. La quota di liquidità nei portafogli degli investitori è molto elevata, visti i rendimenti troppo bassi, se non negativi, delle obbligazioni risk-free e i timori circa l’avvicinarsi della fine del ciclo economico.

Fondamentalmente ci troviamo in un nuovo paradigma non contemplato dai libri di testo classici e quindi gli investitori faticano a capire come è meglio muoversi: l’inflazione è bassa e stenta a decollare nonostante politiche monetarie estremamente accomodanti. I tassi di interesse, quindi, non salgono e gli asset rischiosi possono beneficiarne. Quanto durerà questo scenario non è facile dirlo.

Analisi dei mercati del 25.06.2019

Il discorso di Mario Draghi,  durante  il  simposio delle banche centrali di  Sintra, è piaciuto molto ai mercati per la sua stance  ultra-espansiva. Ha infatti dichiarato che, se l’inflazione non si avvicinerà al target, la BCE sarà pronta a introdurre ulteriori misure di stimolo. Sono stati postulati sia un’ulteriore taglio dei tassi d’interesse sia la ripresa del programma di acquisti denominato Quantitative Easing.

Le parole di Draghi hanno suscitato la violenta reazione “social” di Trump, che considera gli stimoli forniti dalla BCE poco corretti da un punto di vista competitivo. Ricordiamo che una politica monetaria espansiva, abbassando i tassi, provoca un deprezzamento dell’euro rispetto al dollaro.

Source: Twitter

L’impatto sui titoli sovrani dell’area euro è stato molto  importante per due motivi: in primo luogo,  il  discorso  ha ricordato  il  famoso “whatever it takes” del 2012, quando Draghi impegnò la BCE a difendere la moneta unica a tutti i costi. In secondo luogo, la “forward guidance” che Draghi ha espletato, ovvero la strategia comunicativa sulla politica monetaria nel medio-lungo termine della BCE, sembra aver imposto una linea molto forte. Nei prossimi meeting di luglio o settembre, infatti, si ci aspetta un taglio dei tassi e il suo successore non potrà permettersi una brusca  inversione di marcia.

Draghi ha nuovamente invitato i paesi con “spazio fiscale”, ovvero con ampi avanzi primari delle partite correnti e posizioni nette della bilancia dei pagamenti attive sull’estero, ad adottare politiche meno restrittive e più orientate agli investimenti pubblici. Il Paese candidato principale è ovviamente alla Germania. L’Italia, invece, è chiamata rispettare le regole fiscali europee.

La Federal Reserve ha deciso di lasciare i tassi invariati ma ha indicato espressamente, che se lo scenario economico e le incertezze relative alla potenziale guerra commerciale non dovessero migliorare, è pronta a tagliarli nei prossimi mesi. Powell ha ammesso, quindi, che potrebbe essere necessaria una politica monetaria più accomodante.

Il prossimo meeting della Fed è previsto per il 30 o 31 luglio e il mercato prezza attualmente come certo un taglio dei tassi di almeno 25 bps.

L’effetto  sui  rendimenti governativi è stato molto  forte, portando il decennale americano ai livelli toccati nel 2016, ovvero sotto il 2%.

In settimana si è riunita anche la Bank Of Japan che, come atteso, ha lasciato la politica monetaria invariata ma ha segnalato che a fronte dei maggiori rischi è aumentata anche la propensione per una politica monetaria maggiormente espansiva. Il JGB, titolo governativo decennale giapponese, che  era  rimasto per  due  anni  intorno  allo 0% si  portato ulteriormente  in  negativo arrivando a  -0.18% .

Oltre all’ovvio effetto sui rendimenti governativi, con quelli dei governativi francesi e svedesi a 10 anni che sono passati in negativo  per  la  prima  volta,  l’impatto  lo  si  è  visto  anche  sulle  aspettative  di  inflazione.  L’indice 5-year/5-year inflation swap rate, ovvero un prodotto derivato che serve a coprirsi dal rischio d’inflazione, è rimbalzato sia in Euro che in USD.

Source: Bloomberg

Sul tema inflazione, si è espresso anche Mohamed El-Erian, Chief Economic Adviser di Allianz, dichiarando,  in un’intervista al Corriere della Sera, che “l’inflazione tornerà, prima del previsto”.

In merito alla procedura di infrazione a carico dell’Italia, il premier Conte ha assicurato che intende rispettare le regole europee. Ha anche ammesso che bisogna riflettere su come adeguarle affinché l’Unione sia attrezzata ad affrontare crisi finanziarie sistemiche e globali. L’obiettivo di rapporto deficit/pil inviato alla UE da parte del governo italiano si attesta al 2.1% quindi in linea con quanto richiesto.

Sul fronte negoziati commerciali è arrivata  un’apertura da parte di Trump e Xi, che hanno  ufficializzato il loro incontro al G20 di fine mese. 

Diverse aziende americane, tra cui Apple, stanno facendo pressione su Trump affinché  eviti ulteriori dazi su merci di importazione cinese.

La geopolitica ha cominciato a farsi sentire di nuovo, per ora a livello di news e non di impatto sui mercati: un drone di sorveglianza americano è stato abbattuto e, in risposta, Trump ha approvato attacchi militari contro una serie di obiettivi iraniani per poi bloccarli dieci minuti prima. Il riflesso di ciò sui mercati è stato un leggero aumento del prezzo del petrolio, sia sul brent che sul greggio.

In settimana sono uscite molte notizie negative sui fondi di H2O, casa di investimento partecipata dalla  banca d’affari francese Natixis,  collocati da diverse reti italiane e che hanno conseguito performance decisamente outstanding  negli ultimi anni. Il Financial Times ha sollevato una  serie di questioni circa il rispetto del limite del 10% della detenzione di titoli illiquidi e su titoli obbligazionari che risultano emessi da società collegate al controverso finanziere tedesco Lars Windhorst e alla sua holding Tennor. I riscatti sui fondi sono stati subito massicci.

La settimana ha complessivamente visto il proseguimento del trend in atto da inizio giugno: il rialzo dei listini azionari e degli obbligazionari  a  spread è stato accompagnato da un generalizzato  ribasso dei rendimenti dei governativi.

La discesa del dollaro ha permesso alle commodities di salire: il petrolio ha guadagnato circa 5 dollari (anche per effetto delle tensioni geopolitiche) e l’oro sì è riportato con forza sopra il livello di 1400 dollari/oncia.

QUESTA SETTIMANA

L’evento focus della settimana sarà  il  G-20  di  Osaka:  ormai nessuno si attende un accordo in quella sede trattandosi, come ribadito più volte, di una disputa legata ad un tema più strategico relativo all’egemonia economica e tecnologica. Tuttavia una semplice conferma che le negoziazioni proseguono e che i toni della disputa sono meno accesi sarà importante per i mercati.

L’imposizione di ulteriori tariffe avrebbe  conseguenze negative  soprattutto  per  i  consumatori perché  le  aziende, alla luce della catena del valore nella produzione dei beni, si vedrebbero costrette a trasferirle immediatamente sui prezzi.

Negli Stati Uniti saranno importanti i dati sull’inflazione: venerdì avremo la pubblicazione del Price Consumer Expenditures, l’indicatore più seguito dalla Fed.

Analisi dei mercati 18.06.2019

Dopo la débacle dei mercati di maggio, il mese di giugno è iniziato con il segno positivo, con un complessivo recupero dei livelli di fine aprile. Ancora una volta, determinante è stato l’intervento delle banche centrali che hanno assicurato liquidità al mercato.

La Banca Centrale Europea, riunitasi mercoledì 5 giugno, ha fornito nuove importanti indicazioni. In primis, ha abbassato le stime di crescita dell’Eurozona per il triennio 2019-2021 e ha lascito invariate le stime di inflazione all’1.6%. Si è parlato della possibilità di fare ripartire il QE, escludendo in questo modo qualunque aumento dei tassi. È stato annunciato anche il tanto atteso piano di rifinanziamento TLTRO III, che sarà condotto con frequenza trimestrale da settembre 2019 a marzo 2021.

Il Country Report sull’Italia della Commissione Europea, pubblicato mercoledì 5 giugno, contiene un Alert, in riferimento al crescente debito pubblico che rischia di provocare un effetto “snowball”. Ricordiamo che il Fiscal Compact fissa il rapporto debito/pil al 60% e quello italiano si è attestato al 131.4% nel 2017, 132.2% nel 2018 e per il 2019 e 2020 si attesterà, molto probabilmente, rispettivamente al 133.7% e 135.2%.

Source: Bloomberg

La Commissione ha pertanto raccomandato al Comitato Economico e Finanziario, che riunisce i direttori generali dei ministeri delle finanze dei singoli governi europei, di avviare la procedura di infrazione sul debito (non ha avviato la procedura ma solo raccomandato). Dopo una serie di passaggi, l’EcoFin prenderà una decisione finale intorno all’8 luglio. A questo punto il Consiglio Europeo valuterà se dare il via libero definitivo. Fra i punti contestati all’Italia, vi è una spesa per interessi sul debito pari alla spesa per l’istruzione e, inoltre, si consiglia l’adozione di misure volte a ridurre il cuneo fiscale. Il governo italiano ha prontamente risposto dicendo che farà di tutto per evitare la procedura di infrazione.

Gli indicatori di crescita PMI manifatturieri dell’Area Euro sono contrastanti tra loro. L’indice di fiducia della manifattura italiana, pur essendo inferiore a 50, supera le attese attestandosi a 49.7 rispetto alle previsioni di 48.6. Delude invece il dato spagnolo, che si attesta al 50.1 rispetto alla previsione di 51.3, mentre quello tedesco rimane fermo a 44.3.

Il presidente della Fed Powell ha dichiarato che verranno monitorati attentamente i negoziati commerciali e, in caso di necessità, la Banca Centrale valuterà anche il taglio dei tassi come misura per sostenere il ritmo di espansione economica al 2%. Il messaggio è stato interpretato dai mercati non come un segnale di preoccupazione sull’evoluzione del contesto macro, quanto come la volontà di preservare la crescita economica. L’effetto immediato è stato il miglioramento dei corsi azionari.

Negli Stati Uniti delude il dato ISM manifatturiero, indice che potremmo paragonare ai PMI manifatturieri europei, che si attesta a 52.1 rispetto a 53. Le vendite di auto per il mese di maggio sono risultate in ripresa e superiori alle attese.

l Nasdaq ha sofferto i primissimi giorni del mese per i rumours sulle verifiche dell’antitrust nei confronti di Alphabet, Facebook e Amazon.

L’accordo fra Stati Uniti e Messico è stato ben visto dal mercato. Un’escalation delle tensioni sarebbe stata grave, in quanto la leva commerciale aveva uno scopo non commerciale, ovvero un freno all’immigrazione. Ciò avrebbe creato un precedente pericoloso.

Gli attacchi di Trump sono rivolti anche all’Europa: il presidente americano esprime un giudizio negativo sulla costruzione del gasdotto fra Russia e Germania, il Nord Stream 2, volendo evitare la dipendenza dell’Europa dalla Russia. Inoltre, dichiara che l’Euro è sottovalutato rispetto al dollaro.

Invariato il dato PMI cinese che riesce a mantenersi di poco sopra la soglia del 50.

Il Fondo Monetario Internazionale ha tagliato le stime di crescita per la Cina sia per il 2019, da 6.2% a 6.1%, che per il 2020, da 6.1% a 6%, a causa delle tensioni commerciali. La Cina ha risposto che proseguirà gli interventi a supporto dell’economia, come ad esempio, l’autorizzazione a fare investimenti infrastrutturali locali e la facilitare le regole di finanziamento dei progetti.

A conferma del fatto che le banche centrali mantengono un atteggiamento molto accomodante, il 4 giugno, dopo l’ultimo taglio del 2016, quella australiana ha tagliato il tasso di riferimento di 25 bps , portandolo all’1.25%. In questo modo ha reagito ad un evidente rallentamento della domanda globale, pur non descrivendo un pessimo outlook. Il 6 giugno ha tagliato i tassi anche la Banca Centrale Indiana di 25 bps, portando il Repo Rate al 5.75%, ovvero i livelli del 2010 e, in coda, quella russa ha tagliato il tasso di riferimento per la prima volta da marzo 2018, portandolo al 7.50%.

In UK è iniziato il processo di votazione interno che porterà alla nomina del nuovo premier il 22 luglio. Il favorito rimane Boris Johnson che, in settimana, si è espresso sul tema Brexit confermando l’obiettivo del Paese di uscire dall’Unione Europea entro il 31 ottobre con un accordo.

Il petrolio è stato abbastanza volatile in questo periodo, dopo essere sceso di circa 10 dollari per effetto dei timori che la domanda potesse essere più debole a causa delle tensioni commerciali, è rimbalzato per il riacutizzarsi dei rischi geopolitici. Il 25 giugno si terrà il vertice OPEC e potranno essere prese decisioni su eventuali tagli alla produzione. Un eventuale rimbalzo del petrolio avrebbe effetto sui dati di inflazione.

Source: Bloomberg

QUESTA SETTIMANA

Gli eventi principali seguiti dai mercati in questo periodo riguardano le riunioni delle banche centrali per cercare di capire l’orientamento di politica monetaria.

Mercoledì 19 si riunirà la Fed. Le attese sono per tassi fermi agli attuali livelli, nella banda 2.25%-2.50%. Il mercato dei futures sui Fed Funds attribuisce una probabilità del 20% ad un taglio di 25bps. Le maggiori probabilità di taglio dei tassi, superiori al 80%, sono attese per il meeting di fine luglio.

Giovedì 20 si riuniranno anche Bank of England e Bank of Japan. La prima non dovrebbe muovere i tassi dall’attuale 0,75%, così anche la seconda con il mantenimento del tasso di riferimento negativo di 0.10% e obiettivo sul rendimento dei Japan Govenment Bond a zero.

In Europa verrà seguita con attenzione la pubblicazione dei dati relativi ai PMI preliminari di giugno e dell’inflazione. In un’intervista pubblicata nel week-end sul Corriere della Sera, il vice-presidente della BCE De Guindos ha nuovamente sottolineato i rischi al ribasso sia in termini di attività reale che di inflazione. Le aspettative del mercato circa l’inflazione futura in area euro, misurate dall’Inflation Swap Forward 5-year/5-year, è ai minimi assoluti avendo raggiunto il livello di 1.1275%.

L’Italia in settimana è chiamata a presentare alla Commissione Europea nuove misure di bilancio per rimettere in ordine le sue finanze.

Analisi dei Mercati del 04.06.2019

Si conclude negativamente anche l’ultima settimana del mese di maggio. Il bilancio mensile vede i mercati azionari perdere circa il 6%. Sul fronte valutario, il dollaro si apprezza leggermente mentre yen giapponese e franco svizzero confermano il loro ruolo di valute di protezione rafforzandosi ulteriormente contro Euro. I titoli obbligazionari governativi vedono, fatta eccezione per l’Italia, un generale ribasso dei rendimenti.

Il tema dominante sui mercati continua ad essere quello del protezionismo e del suo impatto sulla crescita economica.

In primo luogo, gli Stati Uniti hanno pubblicato una lista dei paesi potenziali manipolatori di valute, ovvero quei paesi che attuano politiche commerciali non corrette. Nella lista rientrano, ovviamente, la Cina, il Giappone, la Corea del Sud, la Germania, l’Irlanda, Singapore, Malaysia e Vietnam. Trump intende utilizzare misure ritorsive contro tali paesi e ha fatto capire che utilizzerà la leva commerciale anche per finalità diverse, come la lotta all’immigrazione clandestina; venerdì 31 maggio , infatti, ha minacciato il Messico di applicare dazi alle merci di importazione.

In secondo luogo, la Cina è il più importante produttore mondiale di minerali rari, i c.d. Rare Earth. Bisogna però considerare che tali minerali vengono considerati rari perché, per essere estratti, devono essere adottate delle tecniche di raffinazione particolari e le miniere da cui si effettuano le estrazioni, inoltre, sono localizzate in siti potenzialmente radioattivi. Gli stessi Stati Uniti, infatti, potrebbero aumentarne la produzione, anche se nel breve termine la minaccia cinese potrebbe comportare non pochi problemi di produzione alle aziende americane.

La Cina, inoltre, ha annunciato che a breve pubblicherà una lista di aziende americane considerate “inaffidabili” in quanto hanno tagliato le forniture a quelle cinesi.

Sul versante europeo, la sconfitta di Tsipras in Grecia alle elezioni europee ha avuto come conseguenza la convocazione di elezioni governative anticipate. Per tali eventi politici i mercati hanno risposto in modo positivo, con il mercato azionario, che segna un +13%, e dei bond con il decennale cha passa da 3.4% di rendimento a circa 2.9%.

Souce: Bloomberg

Anche in Italia si parla di elezioni anticipate ma con la necessità di produrre una legge finanziaria a settembre il timing diventa molto delicato. Come atteso, la Commissione Europea ha chiesto dei chiarimenti al Governo GailloVerde circa l’evoluzione del debito, non avendo riscontrato nel corso del 2018 progressi tali da rispettare i criteri comunitari. La procedura disciplinare potrebbe prevedere una multa pari a 3,5 miliardi di Euro, circa lo 0,2% del PIL, da lasciare su un deposito precauzionale non remunerato.

Il Portogallo in settimana ha emesso il primo “Panda Bond”, ovvero un’obbligazione governativa denominata in yuan cinesi con scadenza a tre anni e rendimento al 4.09%. Tale rendimento è ovviamente più alto di quello che il Portogallo ottiene in Euro, in quanto il tasso a 3 anni è negativo, ma permette al Paese di diversificare la base investitori attraverso l’ingresso nel terzo mercato di bond globale.

I dati sull’inflazione usciti in settimana relativi al mese di maggio, non danno segnali preoccupanti mentre i dati sulla fiducia delle imprese continuano a evidenziare le difficoltà attraversate in questo periodo di massima incertezza.

QUESTA SETTIMANA

L’evento principale della settimana sarà la riunione della BCE di giovedì 6 giugno, durante la quale verranno forniti i dettagli del terzo TLTRO. Un possibile rinvio non dovrebbe andare oltre il 26 giugno.

Mercoledì 5 giugno la Commissione Europea presenterà il Report sull’Italia e probabilmente indicherà eventuali misure da adottare. L’iter si concluderà con la decisione del Consiglio Europeo che stabilirà le tempistiche e le modalità per il rientro nei parametri.

Il 7 giugno saranno effettive le dimissioni della Premier britannica Theresa May, con i due principali candidati alla successione dichiaratamente a favoredi un No-Deal.

Analisi dei Mercati del 27.05.2019

ULTIMA SETTIMANA

La settimana appena trascorsa evidenzia ancora il trend negativo per i mercati azionari, i quali solo venerdì hanno accennato un minimo e timido rimbalzo. A conferma del quadro generale vi è il rafforzamento dello yen giapponese e del franco svizzero, mentre le quotazioni dell’oro e gli indici di volatilità salgono ma non a livelli eccessivi. I rendimenti dei titoli governativi, in generale, sono diminuiti.

Fonte Dati: Bloomberg

L’evento che ha catturato l’attenzione degli investitori è quello delle elezioni per il rinnovamento dell’Euro-Parlamento. I partiti europeisti sono riusciti a mantenere i due terzi dei seggi ma, tuttavia, i partiti nazionalisti e di estrema destra hanno ottenuto risultati importanti.  A tal proposito, si segnala che in Francia il partito République en Marche di Emmanuel Macron viene superato dal Rassemblement National di Marine Le Pen. In Germania il CDU di Angela Merkel ottiene il peggiore risultato dal 1949. In Italia il Movimento 5 Stelle vede un notevole ridimensionamento a tutto vantaggio di Lega e, in parte, del Partito Democratico. Nel complesso non si tratta di risultati destabilizzanti anche se emergono dei messaggi forti ai singoli paesi. Ora ci sarà da valutare come verrà formato il nuovo governo europeo, sulla base di un accordo tra Popolari, Social Democratici e Liberali.

Rimanendo in ambito politico, venerdì la Premier britannica Theresa May ha annunciato le sue dimissioni a valere dal 7 giugno. Il toto-successore è iniziato con in pole position Boris Johnson, il quale ha rilasciato subito dichiarazioni forti su una possibile uscita No-Deal dall’Unione Europea. La sterlina ne ha risentito superando il livello di 0.88 contro l’euro.

Fonte Dati: Boomberg

La guerra commerciale tra USA e Cina propone le news più disparate. La Cina parla di “Lunga Marcia” riferendosi all’intenzione di affrontare con coraggio e ad oltranza gli attacchi dell’amministrazione americana. Per contro Trump si dichiara ottimista sul buon esito dei negoziati con Pechino e, tra un mese al G20 di Osaka, vedrà il suo “amico” Xi Jingping.

Huawei, azienda cinese leader delle telecomunicazioni, è ritenuta un’azienda pericolosa per la sicurezza nazionale (ricordiamo che Huawei è una società privata ma si ipotizza che nell’azionariato ci sia il governo cinese) e, dopo Google con gli smatphone, anche Microsoft non accetta più nuovi ordini eliminando i PC di Huawei dallo store online. Huawei ha una quota di mercato irrisoria negli Stati Uniti e per questo motivo soffre molto di più la mancanza delle licenze di Google che il divieto di import.

L’OCSE nel suo nuovo outlook rivede al rialzo le stime sul Pil italiano da -0.2% a 0% per l’anno in corso. Non si parla, quindi, di recessione ma se mai di stagnazione, citando fra i problemi del nostro paese, come sempre, la bassa produttività̀ e i bassi investimenti in infrastrutture.

Fonte: OECD

Le tensioni internazionali sul commercio cominciano a palesarsi anche sui dati macroeconomici: il PMI giapponese è sceso sotto la soglia del 50 segnalando una contrazione dell’attività manifatturiera; in Europa i dati PMI non sono brillanti così come l’IFO tedesco che delude significativamente le attese, negli Stati Uniti forte calo sia per il PMI manifatturiero (da 52.6 a 50.6) che per quello relativo ai servizi (50.9 da 53).

Circa 173 aziende (fra le quali Nike e Adidas) hanno firmato un appello al presidente americano esortandolo a riconsiderare i dazi sulle scarpe prodotte in Cina che avrebbero effetti “catastrofici per i consumatori, le aziende e l’economia americana”.

QUESTA SETTIMANA

Tutti auspicano una risoluzione del conflitto Cina – Stati Uniti ma pochi credono che questo avverrà entro il G20 di Osaka di fine giugno. In realtà l’oggetto della disputa riguarda non solo i motivi economici ma una posizione di predominio e leadership che i due giganti si stanno contendendo.

Tale scenario economico si prospetta molto agitato e chi soffre la volatilità ovviamente patirà molto i movimenti dei mercati, mentre chi avrà il timone ben saldo potrà uscirne vincitore. Ora che le onde sono alte, dove ci si troverà quando le acque si calmeranno nessuno lo può sapere ma è sulla capacità di vedere un plausibile approdo finale che si fa la differenza.

Mercato Immobiliare, Conviene investire nel mattone?

Per gli italiani l’investimento ideale non è più il mattone. La ricerca Acri/Ipsos sulle prospettive del risparmio evidenzia che il mercato immobiliare, seppur in risalita in alcune zone del nostro paese, non ha più l’appeal degli anni pre-crisi.

Alla domanda quale fosse l’investimento ideale sono emersi tre gruppi di risposta: il 33% degli intervistati ritiene che non ci sia un investimento ideale, il 31% indica gli investimenti immobiliari e il 29% predilige gli investimenti finanziari reputati più sicuri.

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